Come il COVID ha cambiato il nostro modo di abitare e lavorare
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Come il COVID ha cambiato il nostro modo di abitare e lavorare

A CONCLUSIONE DEL PRIMO ANNO DI ATTIVITA', IL SUR LAB DELLA BOCCONI PUBBLICA UN POSITION PAPER SUI NUOVI MODELLI ABITATIVI E LAVORATIVI SUSSEGUITI ALLA PANDEMIA

Alcuni di noi oggi lavoreranno da remoto, in un angolo riconvertito della cucina o del salotto o in uno spazio di co-working vicino a casa. Gli altri, nel tragitto dall’abitazione all’ufficio, potrebbero aver percorso piste ciclabili che, due anni fa, non esistevano ancora ed essersi imbattuti in ragazze e ragazzi che fanno esercizio fisico, usando parchi e piazze come palestre all’aperto. I marciapiedi sono in parte occupati dai gazebo di bar e ristoranti.
 
La pandemia è stata (e continua ad essere) un evento drammatico, ma ci ha anche spinti a rivedere i nostri modelli abitativi e lavorativi per renderli più resilienti a possibili, futuri shock. Il position paper New Living and Working Models After the COVID-19 Pandemic, che riassume i risultati del primo anno di ricerca del SUR Lab della Bocconi, - nato grazie al contributo di Hines, Intesa Sanpaolo, Milanosesto e Prelios -  analizza questi cambiamenti, affermando che “la pandemia dovrebbe essere sfruttata come un'opportunità per affrontare alcune delle sfide più urgenti delle città del nostro tempo.”
 

 
Il 90% circa dei casi di COVID al mondo si sono registrati nelle città, dove sono concentrati la maggior parte della popolazione e delle attività umane.
 
Già ad aprile 2020, più di 4 miliardi di persone erano state soggette a qualche forma di lockdown parziale e totale, mentre qualche forma di distanziamento sociale ha interessato la gran maggioranza della popolazione. Da un lato, le imprese hanno pagato affitti per uffici vuoti e hanno quindi iniziato a riconsiderare le loro esigenze di spazio fisico per il futuro. Dall'altro, i lavoratori sono stati costretti a rimanere a casa e spesso hanno dovuto conciliare il lavoro e i doveri di cura della famiglia in spazi inadeguati. Ciò ha evidenziato l'importanza di beneficiare di caratteristiche abitative adeguate (ad esempio, spazi più ampi e adattabili, la presenza di un balcone e/o l'accesso a spazi esterni) e di un'ampia gamma di servizi nel quartiere (ad esempio, la vicinanza a servizi, l'accesso a servizi di assistenza all'infanzia e agli anziani).
 
Tra i trend evidenziati dal position paper, che ha analizzato la letteratura disponibile, si annoverano, la rifunzionalizzazione di spazi pubblici e privati, un crescente uso (e domanda) di spazi verdi, forti cambiamenti nelle abitudini di mobilità, la riorganizzazione di attività economiche, sociali e culturali per garantire il necessario distanziamento e una spinta senza precedenti alla digitalizzazione.
 
Per quanto riguarda l’abitazione, spiega il direttore del SUR Lab, Edoardo Croci, “si è evidenziata l’esigenza di maggiore vivibilità, sia in termini di spazi più ampi, che di spazi flessibili e multifunzionali. La connessione a Internet è diventato un bene primario. Da una parte, è aumentata la richiesta di case grandi, possibilmente con spazi verdi; dall’altra, tra i criteri di scelta, è cresciuta l’importanza dei servizi a disposizione, in particolare di prossimità, in linea con il paradigma della città 15 minuti”.
 
L’utilizzo di uffici e spazi commerciali è drasticamente diminuito, creando esigenze di rifunzionalizzazione. “Le imprese stanno sperimentando nuove modalità di lavoro, sia da remoto che in presenza, riducendo la centralizzazione dei dipendenti e utilizzando gli spazi adibiti a ufficio in modo più flessibile” dice ancora Croci. “Alcune stime italiane parlano di un 29% di imprese desiderose di riprogettare i propri spazi, un 12% che li vorrebbe allargare e un 10% che li vuole ridurre. Altri studi su scala globale prevedono un declino del 20% della domanda di uffici.”
 
Il position paper si conclude modellizzando le possibili evoluzioni in base a quattro parametri - due riferiti all’uso dello spazio (flessibilità e interazione consentita) e due ai servizi (accessibilità e integrazione, ovvero numero e varietà dei servizi messi a disposizione). A seconda che i parametri abbiano valore alto o basso e siano considerati in ambito abitativo o lavorativo, si creano 16 modelli di sviluppo – non tutti realizzabili nella pratica, ma tutti intellettualmente stimolanti.
 
Quattro tra i più promettenti di questi modelli sono illustrati con altrettanti brevi case studies: il nuovo quartier generale di Google nella Silicon Valley (lavorativo, alta flessibilità e alta interazione), l’Adaptable House di Nyborg, in Danimarca (abitativo, alta flessibilità e bassa interazione), il Tour & Taxis di Bruxelles (abitativo e lavorativo, alta integrazione e alta accessibilità) e la Flat Tower di Parco Vittoria, a Milano (abitativo, alta integrazione e bassa accessibilità).
 
Il Sustainable Urban Regeneration (SUR) Lab della Bocconi, diretto da Edoardo Croci, con il contributo di Hines, Intesa Sanpaolo, Milanosesto e Prelios, studia gli impatti ambientali, sociali ed economici degli interventi di rigenerazione urbana in ambito globale.
 
Edoardo Croci, Annamaria Bagaini, Benedetta Lucchitta, Tania Molteni, Mirco Monfardini, New Living and Working Models After the COVID-19 Pandemic, SUR Lab Position paper 2021.

di Fabio Todesco
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