Un'occasione mancata per il mondo dello spettacolo
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Un'occasione mancata per il mondo dello spettacolo

IL PERIODO DEL LOCKDOWN NON E' STATO SFRUTTATO PER AUMENTARE L'EFFICIENZA INTERNA DEL SETTORE CULTURALE, IL CHE SI RIFLETTE NEGATIVAMENTE ANCHE AL DI FUORI DEL MONDO DELLO SPETTACOLO E DELLA SFERA ECONOMICA

Mai come durante la pandemia i fondi pubblici a supporto dei teatri e delle altre arti dello spettacolo si sono rivelati fondamentali. Però il periodo di chiusura forzata per l’industria culturale e creativa non è stato interpretato come un momento di riflessione per rendere più efficiente l’organizzazione interna, per snellire i processi decisionali o per incrementare il numero delle produzioni, nonostante sia rimasto costante l’afflusso di risorse statali e in contemporanea siano calati i costi vivi degli spettacoli. Quindi, “è vero che senza sostegno pubblico i teatri e il mondo dell’arte, in generale, perdono la loro sostenibilità”, sottolinea Andrea Rurale (SDA Bocconi Arts and Culture Knowledge Centre-ACKC), “ma al contempo occorre focalizzarsi maggiormente sul fundraising privato che, in prospettiva, può spingere con più forza le istituzioni culturali verso l’adozione di modelli innovativi e verso sistemi di efficientamento interno.
 
Non si tratta solamente di voler aumentare le risorse complessive a disposizione degli enti ma di aprirsi alla sperimentazione”, conclude Rurale ricordando come, per esempio, “durante il lockdown sono stati organizzati molti spettacoli online ma sono stati offerti spesso gratuitamente. Impostazione che non ha permesso, per l’appunto, di testare nuove strutture di ricavi”. Infine, sempre secondo Rurale, è tempo di concentrarsi maggiormente sull’acquisizione di nuove competenze, che spazino dal digitale al marketing, dall’ingegnerizzazione dei processi alle nuove tecnologie.

Tutte queste riflessioni sono contenute nello studio The Impact of COVID 19 on the Future of Performing Arts: A Survey of Top Industry Executives in Europe and the US, che comprende sia i contributi curati da Rurale per l’Italia (13 le istituzioni coinvolte) sia quelli provenienti da altri 28 enti di cinque Paesi diversi (Francia, Spagna, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti).

L’occasione persa, peraltro, riverbera le sue conseguenze negative anche fuori dal mondo dello spettacolo e soprattutto oltre la sfera economica. Basti pensare alla dimensione sociale e al coinvolgimento dei singoli cittadini che decidono di partecipare alla vita culturale del proprio territorio, senza dimenticare quelle nazioni in cui la scuola non offre insegnamenti di musica o teatro e le istituzioni culturali sono tra i pochi luoghi dove i giovani possono formarsi o imparare a conoscere l’eredità culturale del proprio paese.

di Camillo Papini
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