La volonta' di restare e' la chiave di un'immigrazione di successo
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La volonta' di restare e' la chiave di un'immigrazione di successo

JEROME ADDA, SIMON GOERLACH E COLLEGHI OSSERVANO CHE GLI IMMIGRATI CHE PROGETTANO DI RIMANERE NEL PAESE OSPITANTE SVILUPPANO CONTATTI SOCIALI E ALTRE COMPETENZE SPECIFICHE CHE PERMETTONO LORO DI TROVARE LAVORI MEGLIO PAGATI. DANNO ANCHE UN CONTRIBUTO MAGGIORE ALLE CASSE PUBBLICHE

Una nuova ricerca osserva che le politiche che concedono la residenza permanente agli immigrati a condizione che acquisiscano competenze specifiche del paese ospitante - come la lingua - hanno più probabilità di generare maggiori contributi fiscali al paese ospitante attraverso le imposte sul reddito. Infatti, gli immigrati che preferiscono rimanere nel paese ospitante sviluppano contatti sociali e altre competenze specifiche che permettono loro di trovare impieghi meglio pagati e di rimanere più a lungo nel paese.
 
Infografica: l'immigrato in un paese sviluppato che intende tornare in patria risparmia di più, ha guadagni che crescono meno, accetta più facilmente impieghi a bassa retribuzione. L'immigrato che intende restare risparmia meno, vede una maggior crescita dei guadagni e investe in competenze locali.

Con l'aumento dell'immigrazione in tutto il mondo, i paesi ospitanti si trovano di fronte a decisioni politiche difficili, volte a massimizzare i contributi economici degli immigrati. Mettere a punto le politiche appropriate richiede una comprensione precisa delle modalità con cui gli immigrati prendono la decisione di emigrare e di tornare nel loro paese d'origine. Jérôme Adda e Joseph-Simon Goerlach della Bocconi, con il coautore Christian Dustmann (University College London), in un articolo di prossima pubblicazione sulla Review of Economic Studies, sviluppano un modello matematico che fornisce informazioni importanti sui processi decisionali degli immigrati. Si è rilevato che le aspettative degli immigrati sulla durata della loro permanenza e le loro preferenze di localizzazione possono spiegare le loro decisioni di investire in competenze per migliorare le prospettive di carriera, di accettare lavori meno pagati rispetto ai non immigrati, e su come rispondono alle politiche di immigrazione relative alla durata dei permessi e la possibilità di residenza permanente.
 
Mentre le ricerche precedenti si sono concentrate solo sulle differenze di produttività tra gli immigrati per spiegare i loro profili di carriera, gli autori sostengono che le preferenze di localizzazione potrebbero essere essenziali nel determinare quanto gli immigrati investono nell'acquisizione di competenze che di conseguenza influiscono sui loro profili di carriera. Per esempio, un immigrato che preferisce il paese ospitante e intende rimanervi in permanenza può investire di più nell'apprendimento della lingua locale, nella comprensione del mercato del lavoro locale e nello sviluppo di contatti sociali e altre competenze specifiche del paese ospitante. In alternativa, un migrante con una preferenza per il paese d'origine potrebbe non investire in queste competenze perché probabilmente non hanno grande rilevanza nel paese d'origine. Gli autori trovano un modello per questa preferenza e stimano l'impatto delle preferenze di localizzazione e di durata ipotizzata della migrazione utilizzando i dati delle indagini sugli immigrati turchi in Germania nel corso di tre decenni, a partire dal 1961.
 
Si è poi rilevato che gli immigrati che rimangono sono più qualificati per via del loro investimento consapevole nelle competenze utili nel paese ospitante. Il modello è anche in grado di spiegare perché gli immigrati possano essere più disposti ad accettare lavori sottopagati rispetto ai non immigrati. Gli autori sostengono che gli immigrati provenienti da paesi che hanno un livello di prezzi più basso e che vogliono tornare in patria avrebbero salari reali più alti, poiché permettono loro di consumare di più nel paese d’origine nel corso della loro vita. Quando ne siano coscienti, i migranti temporanei possono essere più propensi ad accettare lavori meno pagati.
 
Gli autori utilizzano il loro modello anche per confrontare tre diversi tipi di politiche di immigrazione oggi prevalenti, che concedono la residenza permanente dopo 5 anni, condizionata a:
 
1. una soglia di reddito (come nel Regno Unito);
2. l'acquisizione di competenze specifiche del paese ospitante, come la lingua (come in alcuni paesi dell'UE);
3. la concessione casuale con un 30% di probabilità.
 
Gli autori hanno rilevato che lo schema 1 seleziona i migranti ad alta produttività e lo schema 2 quelli con un'alta preferenza per il paese ospitante.
 
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Assumendo una popolazione di 25enni emigrati in Germania nel 1970 come esempio su cui condurre una stima, la regola della soglia di reddito genererebbe un aumento annuale procapite dei gettiti fiscali di 782 euro. La regola delle competenze specifiche genererebbe un maggior gettito fiscale medio annuo di 789 euro e meno perdite fiscali a causa del minor numero di individui che lasciano il paese ospitante. La lotteria casuale porta invece a una diminuzione delle tasse medie annue di 633 euro, poiché i rendimenti attesi dall'investimento nelle competenze del paese ospitante sono ridotti a causa della dipendenza dello schema dalla casualità. Inoltre, gli schemi 1 e 3, a causa delle barriere che pongono alla ricerca della residenza permanente, riducono l'immigrazione totale di circa il 26%, mentre la regola delle competenze specifiche la riduce solo del 3%.
 
In questo modo gli autori mostrano come questi schemi potrebbero avere impatti diversi se si tiene conto non solo della produttività degli immigrati, ma anche della loro preferenza di localizzazione e della durata prevista della permanenza. Come dimostra l’attuale crisi dei rifugiati dall’Ucraina, tali considerazioni sono cruciali sia per gli obiettivi dei paesi ospitanti che per le vite e le decisioni degli immigrati in arrivo e la loro integrazione e accettazione all’interno delle comunità ospitanti.
 
Jérôme Adda, Christian Dustmann, Joseph-Simon Goerlach, “The Dynamics of Return Migration, Human Capital Accumulation, and Wage Assimilation.” The Review of Economic Studies, Advance Article, DOI: https://doi.org/10.1093/restud/rdac003.
 

di Sahana Subramanyam
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