Includere i migranti nel piano vaccinale
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Includere i migranti nel piano vaccinale

SECONDO UN PAPER DI ALCUNI STUDIOSI DELLA BOCCONI, IN EUROPA I MODELLI D'INCLUSIONE AL PIANO VACCINALE SONO POSSIBILI ED ESSENZIALI

Una strategia inclusiva di contrasto al COVID-19, anche per quanto riguarda il programma di vaccinazione, oltre a garantire l’equità nell’accesso ai servizi sanitari, contribuisce alla sicurezza dell'intera popolazione nel rispetto dell’ideale universale del sistema di salute italiano. Da ricomprendere, infatti, ci sono tutte quelle categorie di persone a maggior rischio di contagio, come le persone senza fissa dimora o i migranti regolari e irregolari presenti in Italia. “Nonostante la nostra Costituzione tuteli il diritto alla salute, l’Italia non ha menzionato fin da subito queste categorie come destinatari del piano vaccinale. E così tutti coloro che non disponevano di una tessera sanitaria venivano in pratica esclusi”, dichiara Eduardo Missoni, CERGAS, SDA Bocconi School of Management.

“In Europa, in generale, si è osservata la tendenza a includere in modo più o meno esplicito le popolazioni migranti. Tra i casi più virtuosi c’è la decisione olandese di citare, tra i destinatari del vaccino, le persone presenti sul territorio nazionale anche se clandestinamente. C’è poi la Gran Bretagna che ha ricompreso tutti al di là del loro status”, prosegue Missoni. “Addirittura, la Germania ha incluso i migranti tra le priorità, insieme ai senza fissa dimora, subito dopo gli anziani. Mentre il Portogallo ha formalizzato la presenza di coloro che avevano anche solo avviato l’iter di regolarizzazione”.

In Europa, quindi, i modelli d’inclusione sono possibili e diversificati secondo “Challenges in the equitable access to COVID-19 vaccines for migrant populations in Europe,” paper che Missoni ha pubblicato a giugno 2021 sulla rivista The Lancet Regional Health, insieme tra gli altri a due sue ex studentesse bocconiane Marzia Calvi e Silvia Ussai.

“Per garantire equità e universalità di accesso ai servizi sanitari, l’Italia dovrebbe rafforzare complessivamente il Sistema Sanitario Nazionale, investendo prioritariamente nel rilancio della medicina territoriale e nelle reti integrate di medici e operatori socio-sanitari di base”, chiosa Missoni, impegnato con molti suoi ex studenti nella startup non profit Saluteglobale.it. “Nell’ottica di una salute pubblica universale, l’attenzione prioritaria alle categorie più vulnerabili e a maggior rischio, come i migranti, non è solo propria di un piano vaccinale reso necessario da cause contingenti, ma è la caratteristica essenziale di un sistema sanitario sostenibile, equo ed efficace.”

di Camillo Papini
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